Rassegna stampa


Rassegna stampa…

…ovvero quello che dicono di noi e quello che diciamo.


  • GAZZETTA DI PARMA –  «Criucc’», Peppino e i treni della felicità nel Paese degli Orfani

DI VALERIA OTTOLENGHI

[…] Di grande interesse il tema – spesso dimenticato – scelto dalla Compagnia Teatri della Viscosa – Cirucc’, ispirato a «I Treni della Felicità» di Giovanni Rinaldi che racconta come dal 1946 al 1952 siano stati ospitati, protetti, accuditi per cibo, vestiti, istruzione, più di 70000 bambini e bambine […]. «Criucc’ si legge nel programma di sala significa proprio creatura, bambino in dialetto»: diverse quindi le relazioni al rientro a casa, a volte anche di forte spaesamento. Gli autori, registi e interpreti in scena, Laura Pece e Stefano Greco, che firma anche le canzoni e le musiche, hanno deciso di mettere in luce una storia in particolare, una per tanti, con Peppino che prende uno di quei «treni della felicità», i suoi genitori condannati a due anni a seguito dello sciopero indetto a San Severo, in provincia di Foggia, dai braccianti agricoli il 23 Marzo 1950.

Con degli elementi scenografici astratti e mobili i due attori mutano situazioni e ruoli in forma per lo più caricaturale, con due fascisti trasformisti, il giudice che cerca il modo di mettere in galera gli scioperanti, il dialogo tra Teresa (Noce: la dirigente comunista […] che avviò questo progetto con CGIL, UDI) e un compagno con qualche pregiudizio, e così via.

Forse proprio questo continuo gioco a due, spesso in forma ammiccante, cabarettistica, rischia di creare un disordine iniziale, particolarmente efficace, sentita, la seconda parte quando si entra nel vivo dell’esperienza vissuta da Peppino. Vivace la partecipazione del pubblico, molti gli applausi per Laura Pece e Stefano Greco.


  • FESTIVAL ERMO COLLE 2017 – Premio del pubblico

La Giuria è ben lieta della scelta compiuta dal pubblico che ha deciso di premiare “Criucc” della Compagnia Teatri di Viscosa di / con Laura Pece e Stefano Greco, spettacolo ispirato a “I treni della Felicità” di Giovanni Rinaldi, visto a Calestano: in scena si ricorda – in forma a tratti anche umoristica, il riferimento è alla Commedia dell’Arte, al carro viaggiante, una scenografia mobile – come, dopo la guerra, si sia attivata una preziosa forma di solidarietà tra nord e sud, coinvolti numerosissimi bambini, un evento storico poco conosciuto riproposto ora in forma teatrale.


  • ANPI AVIGLIANA 

Piero Garbero – Presidente ANPI Avigliana

Criucc è un tuffo nel passato, che ricorda un grande atto di solidarietà nell’Italia dell’ultimo dopoguerra con una messa in scena originale, composta da tanti quadri legati tra di loro non dallo scorrere del tempo ma dai contenuti. La recitazione ha catturato subito l’attenzione del pubblico, che al termine avrebbe preferito uno spettacolo di maggior durata e che a malincuore ha chiuso la serata con i suoi applausi.


  • RADIO ONDA D’URTO – Intervista a Laura Pece


  • EMOZIONI IN RETE VIDEO INTERVISTA – “NO TAVevo detto” in scena al Mulino Pacifico per la rassegna “Obiettivo T”. Un forte spettacolo di denuncia contro i mali della TAV. 

Laura Pece e Stefano Greco, della compagnia “Teatri della Viscosa”, mettono in scena, per la rassegna “Obiettivo T”, “NO TAVevo detto”, un forte spettacolo “politico” di denuncia contro i mali della TAV, l’alta velocità ferroviaria che percorre il nostro Paese. Fra commedia dell’arte e monologhi di grande impatto drammatico, gli attori-registi raccontano una storia di disagi e violenze sui territori e le popolazioni delle diverse regioni italiane coinvolte nel progetto che grava economicamente sulle spalle dei cittadini e nega i loro bisogni, in nome di interessi politici “bi-partisan”.

>emozioninrete.it


  • BARAONDANEWS – NO-TAVevo-detto”:Quando a teatro si possono trovare divertimento e elementi di conoscenza e riflessione. Se la TAV diventa un’occasione di condivisione, progresso personale, civile, culturale

DI MAURIZIO ARCHILEI

C’è una protagonista, Maria. C’è un lavoro, il macchinista. C’è una società soffocata da una prospettiva di progresso che è illusoria e si chiama TAV. Maria, partendo da un quartiere popolare, approderà al lavoro della sua vita, punto di vista privilegiato da cui potrà osservare il dietro le quinte di quest’inganno alla base di un’ubriacatura sociale pervasiva. Correndo sulle rotaie, chilometro dopo chilometro, in un viaggio che la porterà a toccare luoghi e tempi differenti dal suo, conoscerà cosa si cela dietro una delle “grandi opere” del nostro paese, quella sulla quale, forse, esiste il maggior consenso bipartisan di sempre. E conoscerà i motivi di questa condivisione di intenti tra la destra e la sinistra parlamentare, finendo per cambiare completamente posizione.

Il linguaggio passa con disinvoltura da quello simbolico, di cui si apprezza la potenza e precisione, a rimandi e influenze della commedia dell’arte (da dove provengono i due attori), risultando efficace, chiaro, semplice da leggere nonostante la complessità dell’argomento proposto. Paradosso, figure grottesche, situazioni al limite dell’esagerazione creano infine un effetto comico coinvolgente quando tracciano con fedeltà uno spaccato della nostra realtà.

No TAVevodetto è uno spettacolo di teatro “politico”, come i suoi autori (Laura Pece e Stefano Greco) tengono a definirlo. […]. Chi vuole avere elementi per capire di più ha, con questo spettacolo, una preziosa occasione. Sarà per questo che, dopo 55 repliche in tutta Italia in oltre 2 anni, la rappresentazione ha trovato e trova forti resistenze soprattutto nelle zone interessate in maniera più diretta ai lavori per la Tav. Già 4 i boicottaggi realizzati tramite pretesti vari da parte di enti pubblici e privati. Il progetto della Tav, del resto, è esso stesso un pretesto. Per chi lo appoggia avendo degli interessi, come spiega lo spettacolo, e per gli autori dello spettacolo stesso, dal momento che si formula un invito a liberare la propria mente e la propria esistenza da costrizioni e limiti imposti che hanno caratteristiche universali. Una presa di coscienza costretta a staccarsi dai binari sui quali parte e va in accelerazione. Un esercizio che si basa su concetti quali la contrapposizione legalità/legittimità, la dignità umana, l’onesta, la libertà. Assolutamente da non perdere.

>baraondanews.it


  • IL VAGLIO.IT – NO-TAVevo-detto”: il treno di Laura Pece e Stefano Greco in viaggio nella disillusione delle Grandi Opere

Di VITTORIO ZOLLO

NO TAVevo detto Maria seppellita dalla Stampa

[…] “I Teatri della Viscosa”, una compagnia teatrale itinerante che “nasce dal basso, dalla realtà del popolo”, come dichiarano i due autori nonché attori, Laura Pece e Stefano Greco. Appena entrati in teatro, gli attori erano già sul palco, tranquilli e sorridenti come se ci stessero accogliendo in casa loro. Una scenografia semplice (una sorta di teatrino per marionette) divide il palcoscenico e le quinte. Pochi minuti, il tempo di riempire i posti a sedere, ed ecco le prime parole di Stefano e Laura che, dopo aver raccontato una “storiella” sulle trivellazioni di Sessa Aurunca, ci dicono che “c’è sempre un buon motivo per fare una lotta territoriale”. Laura Pece diventa Maria, ragazza di Roma che, negli anni ‘80, comincia a lavorare come “ferroviera” nelle Ferrovie dello Stato. Una voce/coscienza narrante (Stefano Greco), interrompe spesso Maria, descrivendo il contesto storico, politico e sociale dell’epoca, mentre lei parla con Ettore, il suo vicino di casa, colui che la cullava da bambina e che adesso le dice di fare attenzione alle scelte da fare.  Già in queste prime battute, emerge in maniera oggettiva la bravura dei due attori che si alternano in scena. Accompagnati dalle musiche al pianoforte di Francesca Bertozzi, arriviamo agli inizi degli anni ’90. Maria tra un turno e l’altro si ferma a parlare con Mario, un barista. Il suo monologo entusiasta per le grandi opere, convinta che l’alta velocità farà il bene dell’Italia, che danneggerà qualcuno ma favorirà tutti, che porterà economia, che migliorerà i trasporti, è intervallato dagli interventi di una maschera (Stefano Greco) che porta alla luce quanto di più buio ci possa essere stato, sulla vicenda TAV. Dalla Fiat, gli Agnelli e il General Contractor, giungiamo al ’95 e un intermezzo musicale cantato ci invita a “saltare su questo treno che corre veloce”[…]

Gli attori danno prova della loro preparazione e della loro bravura attraverso le molte maschere che indossano nell’opera, un plurilinguismo e un’interpretazione credibile, fedeli alla Commedia dell’Arte. “NO-TAVevo-detto” è una commedia dal sapore amaro, difficile da digerire. Uno spettacolo in cui la barriera con lo spettatore viene distrutta, che incuriosisce ed è anche rivelatore, che vuole ricordarci la possibilità di scegliere come costruire il nostro futuro. Gli attori c’invitano ad inviare lettere a coloro che sono in carcere per le lotte sociali, a non lasciarli soli (sul sito NOTAV.it si trovano informazioni a riguardo) e questa umanità di fondo, contribuisce fortemente a rafforzare la commedia, quella che svela il quotidiano, quella che ci fa ridere dei drammi di ogni giorno.  Nel dubbio amletico dell’essere o non essere, Maria scende dal treno e ci ricorda che è importante “essere NO TAV. Perché esserlo non è solo la necessità di fermare un traforo inutile. E’ una questione di dignità, di onestà, di libertà”.

>ilvaglio.it


  • SANNIO TEATRI E CULTURE – “No T’AVevo detto” : Teatri della Viscosa concludono la rassegna Obiettivo T Lo spettacolo organizzato dalla Solot in collaborazione con No triv Sannio Benevento

DI ELIDE APICE

Maria, ferroviera, crede che l’Alta velocità sia davvero il sogno di futuro e di progresso, ci crede davvero in quel buco nella montagna che porterà le merci italiane ad invadere il mondo. Lei che impiega tre ore per il suo percorso di lavoro su quel treno che più lento non si può non vede l’ora che arrivi la Tav.
Non è un’illusa Maria, lei ha gli occhi aperti, vede il futuro roseo e ha anche comprato una casa col mutuo a trent’anni, “ma è casa sua”. Attraverso una narrazione che copre venti anni di lotte tra attivisti NoTav e potere, finirà per capire, Maria, che la Tav non è poi questa verità che la politica, connivente con ipoteri economici, ci ha fatto credere.
Ieri sera a conclusione della stagione teatrale Obiettivo T al Mulino Pacifico, “No T’AVevo detto”  Teatri della Viscosa, una realizzazione a cura di Laura Pece e Stefano Greco, presentata in collaborazione con No triv Sannio Benevento.
La serata ha inizio ben prima dello spettacolo con i due artisti ad accogliere il pubblico, a raccontare e celiare in attesa che tutti siano al proprio posto.
[…]
Poi ha inizio lo spettacolo, un lungo percorso di informazione che parte da Afragola dove l’inquinamento sparge polvere  “sui capelli neri del protagonista”( realmente polvere, borotalco, è stata sparsa a creare una nuvola che ha circondato il palco), passa per Torsapienza, letteralmente murata dalle costruzioni delle grandi opere per arrivare al Mugello, dove i lavori hanno fatto seccare le sorgenti e terminare in Val di Susa dove gli scontri con le forze dell’ordine sono quotidiane e molti tra gli attivisti sono finiti in carcere.
A fine spettacolo l’invito a scrivere loro cartoline e lettere per non farli sentire soli perché la loro lotta è per il bene della collettività (per conoscere i loro nomi www.notav.info).
Bravi i protagonisti dall’eccellente presenza scenica, espressività e capacità comunicativa, originali le scelte per alcuni momenti come la già citata polvere bianca e la scena in cui Maria, metafora della collettività, bendata, legge giornali che danno informazioni ‘bendate’ e non si accorge che nel frattempo, viene seppellita da parole vuote e sporche come il cumulo di immondizia che la sommergerà.
Applausi per i due protagonisti che hanno poi parlato dei loro progetti futuri come la sceneggiatura radiofonica di Q , il romanzo  di Luther Blissett per il quale è attivo il crowfounding e una trasmissione radio sulle lotte territoriali “perché pensiamo che la cultura sia lotta e per questa lotta sia utile ogni strumento”.

>sannioteatrieculture.it


  • OTTO PAGINE – “NoTAVevo detto…”, quando la “cultura” si fa lotta. Per Obiettivo T lo spettacolo- denuncia dei Teatri della Viscosa sull’Alta Velocità

    DI MARIA RICCA

Essere o non essere… Denunciare o non denunciare, fare in modo che anche la cultura diventi lotta e non solo artifizi verbali, mentali arzigogoli o discorsi da salotto…
Scelgono la seconda strada Laura Pece e Stefano Greco, romani d’adozione, protagonisti con i loro Teatri della Viscosa, di “NoTAVevo detto”, ultimo spettacolo in scena per la rassegna “Obiettivo T” della Solot, al Mulino Pacifico, in questo fine settimana. Per raccontare, attraverso un viaggio teatrale lungo un’ora e mezza, che diventa un percorso purificatore, la grande avventura della TAV in Italia, l’alta velocità ferroviaria che percorre il nostro Paese in lungo e in largo, in nome del progresso delle comunicazioni, di un mondo globalizzato in cui ogni punto è raggiungibile in poche ore, con grande vantaggio economico per la più rapida circolazione di uomini e mezzi. E poco importa se per far questo occorre violentare la conformazione morfologica e strutturale della penisola, per scavare gallerie e cunicoli impensabili, escludendo piccoli e grandi paesini dai propri percorsi, adattando la natura alle presunte esigenze umane, ipotizzando la quadratura del cerchio, insomma, in nome di interessi economici incrociati che gravano sulle spalle dei cittadini e coinvolgono in maniera uguale e bi-partisan i principali schieramenti politici del nostro Paese. Non lunghi sermoni, però, per i due attori-registi, ma la messa in scena della vita delle persone comuni per portare all’attenzione del pubblico una dura e complessa problematica.

Se l’analisi delle questioni è certosina e circostanziata, colloquiale, dunque, è la formula scelta per raccontare gli eventi, con tanto di nomi e cognomi e senza sottrarsi alla realtà dei fatti, che, dal 1992, all’incirca, passando attraverso governi ed interessi economici dei più disparati, hanno caratterizzato l’operazione Tav.
E’ Maria, così, ragazza della periferia romana, tanti sogni in testa e, infine, la sospirata assunzione nelle ferrovie, a farsi interprete disincantata delle “magnifiche sorti e progressive”, che promettono alta velocità e grandi opere in generale (“Possiamo mai restare fuori dall’Europa?”; “Quanta gente lavora, grazie alla TAV e alle grandi opere…”), ma anche e dei disagi che quelle provocano, nell’immediato ai territori che attraversano.

Un dialogo con il pubblico che è cominciato sin dall’inizio, scherzosamente, nel tentativo di coinvolgere gli spettatori e di abbattere da subito le barriere fra palcoscenico e platea, e che è proseguito poi ininterrotto durante l’intero spettacolo.
E non si sono risparmiati i due interpreti, attingendo a piene mani dalla propria esperienza artistica, nella commedia dell’arte, formula alla quale sono più avvezzi per gusto e formazione e che meglio ha espresso, con le caratterizzazioni che le sono proprie, fra l’ironico ed il grottesco, le piccoli grandi tragedie che sono andati via via raccontando e rappresentando simbolicamente, attraverso immagini di grande impatto sul pubblico.

Dalla polvere, reale e metaforica, sollevata dall’esausto operaio di Afragola, agli interessi criminosi del siciliano Don Calogero nelle grandi opere , dal dramma delle case murate dalla ferrovia, nella periferia romana, fino alla devastazione delle campagne del Mugello, i due attori non risparmiano nuela al pubblico. Linguisticamente abilissimi, scelgono il vernacolo, napoletano, romano, toscano, per raccontare “di pancia”, meglio di come sarebbe stato con un perfetto italiano, il disagio delle popolazioni coinvolte, ma anche il dramma dei semplici “travet”, che, una volta, dopo una settimana di lavoro al Nord scendevano al Sud per ricongiungersi con la famiglia quando esistevano i treni notturni e che ora, con i costi dei treni veloci, non possono più permetterselo….

Un’analisi certosina di azioni, reazioni e responsabilità, culminata con la presa di coscienza e di distanza da parte della giovane macchinista, che, da ingenua ed entusiasta promotrice della modernità, diventa, alla fine, critica consapevole dei danni e degli inganni mediatici da cui siamo sommersi. Fisicamente, davvero, con la protagonista letteralmente “bombardata” da pallottole di carta stampata, che rappresentano la violenza di certa disinformazione.

[…]

Un modo per farsi sentire, che passerà, da parte degli attori dei Teatri della Viscosa, anche attraverso trasmissioni e programmi radiofonici su emittenti locali e nazionali[…]

>ottopagine.it


  • PALCOSCENICO CAMPANIA – Se la “cultura è lotta”: l’impegno dei Teatri della Viscosa, in “No-TAVevo detto”, contro l’Alta Velocità e gli interessi economici bi-partisan.

DI MARIA RICCA

Uno spettacolo politico, di forte denuncia contro i mali della TAV, ha chiuso la rassegna “Obiettivo T” della Solot, al Mulino Pacifico.  Laura Pece e Stefano Greco, compagnia “Teatri della Viscosa”, fra commedia dell’arte e monologhi di grande impatto drammatico, hanno raccontato una storia di disagi e violenze sui territori e le popolazioni delle diverse regioni italiane coinvolte nel progetto dell’Alta Velocità, che grava economicamente sulle spalle dei cittadini e nega i loro bisogni, in nome di interessi politici “bi-partisan”. E non si sono risparmiati  i due interpreti, attingendo a piene mani dalla propria esperienza artistica  nella commedia dell’arte. Una formula alla quale sono più avvezzi per gusto e formazione e che meglio ha espresso, con le caratterizzazioni fra l’ironico ed il grottesco che le sono proprie, le piccole e grandi tragedie che sono andati via via raccontando e rappresentando simbolicamente, attraverso immagini di grande impatto sul pubblico.
“In Italia c’è una ferrovia storica che potrebbe essere ristrutturata e non viene  fatto – dicono gli attori –  Per fare questo narriamo scelte di vita, della quotidianità. In modo che ognuno possa farsi un’opinione personale sulla questione.”
Al centro dello spettacolo c’è infatti la storia di Maria, ragazza della periferia romana, tanti sogni in testa e, infine, la sospirata assunzione nelle ferrovie, a farsi interprete disincantata delle “magnifiche sorti e progressive”, che promettono alta velocità e grandi opere in generale (“Possiamo mai restare fuori dall’Europa?”;  “Quanta gente lavora, grazie alla TAV  e alle grandi opere…”),  ma anche dei disagi che quelle provocano,  nell’immediato, ai territori che attraversano.” La protagonista è una donna, “anche perché proprio le donne sono state le protagoniste delle battaglie più vere in tal senso, come le “Mamme di Marco”, nel Brennero, in Val di Susa, Brescia, le donne di Alessandria, le donne cattoliche…Quanto al progresso, beh, se ci si confronta sul web con dati di ricerca anche provenienti da altri Paesi, ci si rende presto conto che nelle altre nazioni non c’è tutto questo interesse per la realizzazione di grandi opere come questa e che forse il fantastico passante, di cui si favoleggia,  da Kiev a Lisbona, non lo faranno mai.” In ogni caso, scopo della performance di questi attori e registi, che girano l’Italia intera, a bordo del proprio camper per portare avanti la propria riflessione, è “far pensare”, perché “la cultura è lotta e prima che essere attori siamo cittadini. Siamo al servizio della collettività. Per fare questo spettacolo abbiamo innanzitutto ascoltato la voce della gente, poi letto libri e giornali, cercato di dare spunti di riflessione. E non è stato facile portare questa denuncia in giro:  comitati di partito che gestiscono teatri, ad esempio,  ci hanno impedito di svolgere lo spettacolo, censurandoci. Accade anche questo.”
[…]

>palcoscenicocampania.blogspot.it


 

  • ADIGE – Busa Consapevole, con il prefestival un inizio <<NO TAV>>.

DI GIORGIA ZAMBONI

adige-busa-consapevoleScendiamo da questo treno. Questo è il pensiero comune che aleggiava sabato sera al nuovo centro giovani a Prabi al
termine di una serata dedicata a progetto TAV del Brennero organizzata dall’Associazione Busa Consapevole. A riempire la sala molte persone di tutte le età che hanno assistito allo spettacolo teatrale […] Chi voleva informarsi l’altra sera il modo l’ha trovato nella riflessione proseguita nell’apprezzata pièce teatrale dei
Teatri della Viscosa. «NO TAVevo detto».Attraverso la figura della ferroviera Maria, convinta sostenitrice del progetto TAV, si viene proiettati in un viaggio spazio temporale che porta a conoscere le diverse realtà devastate dalla «grande opera». Un viaggio interiore perché Maria crede che l’Alta Velocità farà bene al suo paese, all’economia e al trasporto delle persone e delle merci, compie un percorso di consapevolezza. Smascherati gli interessi privati di pochi resta solo da rendersi conto che la realtà è fatta dalle scelte di ognuno ed è una scelta di diritto di salvaguardare salute ed ambiente. Per la serata di anteprima del Festival dell’Informazione la Busa Consapevole ha trovato nel teatro la forma d’arte ideale per dar voce a chi dice no alla TAV e per ricordare, con la lettera di Chiara dal carcere, che per la sua terra ha messo in catene la sua libertà.


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