Note per un teatro attivo_Criucc_27/03/2019


Spettacolo Criucc , P.to San Giorgio 2019

Alle volte ci sembra di non avere speranze, davanti al modo, così ridondante, in cui molti accadimenti risultino già vissuti e, il parallelo con il fascismo di un tempo, riecheggia da una bacheca all’altra di facebook e tra i sussurri e le grida di chi continua ad invadere tenacemente le piazze.
Restiamo scioccati quando osserviamo eventi in cui i politici giocano, realmente, con le vite umane, lasciandole in balia della fame, del freddo, ma soprattutto in balia della rabbia e della disperazione. A prescindere dal loro colore di pelle. A prescindere dalla loro provenienza. Un filo rosso che lega tutte queste esistenze è la povertà, frutto di devastazioni e saccheggi da parte di governi e farabutti.
Non abbiamo più occhi per piangere, davanti alle strazianti immagini, delle vie inondate di sangue e di vite rase al suolo, che arrivano dalle terre in guerra: dalla Siria, a cui ci siamo abituati, alla Palestina di cui ci siamo dimenticati. Non abbiamo più occhi per piangere dopo le centinaia e centinaia di vite risucchiate dal mare perché non hanno trovato un porto sicuro.
Vorremmo fare qualcosa ma non sappiamo mai bene cosa fare. Sempre più spesso tutte le pratiche, ispirate ai valori di libertà ed uguaglianza, sono stritolate nella morsa della paura e della vergogna. Paura di fare uno sciopero non concordato, paura di una manifestazione, paura di essere solidali con qualcuno, paura di rispondere anche solo al capo ufficio. Abbiamo paura, per le conseguenze, che oggi, in modo sempre più repressivo, tornano ad essere macigni contro i popoli. Non solo: dalla televisione martellanti paure si insinuano striscianti nel nostro immaginario, fin’anche a farci sentire liberi quando chiusi dentro casa, armati e pronti ad uccidere.
Non ultima, la paura della perdita di un sussidio utile a vivere se non ci si convince che il volontariato obbligatorio non è un ossimoro, ma una merce di scambio.

Cosa c’entra tutto questo con il teatro? con lo spettacolo di questa sera?

C’entra in quanto momento di incontro, perché noi riteniamo che il teatro non debba solo far riflettere, da soli a casa, ma anche provocare per instillare quelle reazioni spesso chiuse nel cassetto dei ricordi.
C’entra nella misura in cui dobbiamo ricordare quello che noi, esseri umani, abbiamo fatto con sudore e fatica, attraverso la lotta contro l’oppressione, in qualunque epoca e in qualunque luogo. Dobbiamo ricordare le cose brutte, perché non accadano ancora, ma ricordare anche quelle belle e tramandarle, senza relegarle all’angolo della carità e della pietà, ma sostenerle come pratiche comuni, quotidiane, di solidarietà e di lotta.
Ogni personaggio da noi descritto ha avuto, a suo modo, il coraggio di affrontare pregiudizi ed oppressioni. Noi dobbiamo imparare da questo coraggio, e non dalla paura, il modo di stare al mondo.
C’entra ancora il teatro, perché insieme a tutte le altre arti, è un allenamento all’immaginazione, un allenamento mentale alla creazione di finali diversi da quelli che, nostro malgrado, ci vengono prospettati.

Siamo solo commedianti, vagabondi e itineranti. Immigrati per sempre anche a casa nostra.
Non siamo nessuno se non voci che forse riemergeranno nei vostri lontani ricordi.

Il nostro itinerare ci ha condotto fin qui questa sera e vorremmo concludere con le parole di Richard Wright nella sua autobiografia “Ragazzo Negro” :
mi diressi al nord, pieno di una strana emozione, che la vita deve essere vissuta con dignità, che l’altrui personalità non deve essere violata, che si possono guardare negli occhi le persone senza paura e vergogna e se siamo fortunati in questa vita, troveremo qualche riscattante significato per aver lottato e sofferto quaggiù, sotto le stelle”.

Teatri della Viscosa